Sentiamo sempre più spesso parlare di gamification, di aziende, enti e realtà di varia natura che utilizzano questa tecnica per coinvolgere i propri utenti e rivoluzionare i loro processi di lavoro traendone un enorme vantaggio in termini di efficacia.

Ma cos’è esattamente la gamification?

È il processo in grado di prendere elementi e dinamiche tipiche dei videogame (come il sistema di sfida, la competitività e i premi) e applicarle ad un contesto non ludico come, ad esempio, il marketing, la salute, la ricerca di personale in azienda, il fitness.

Il suo obiettivo è far compiere agli utenti delle azioni concrete, indurli ad un comportamento ed esprimere la loro indole, il tutto mentre si divertono e sono stimolati a mettersi in gioco.

Una rivoluzione culturale

Quando nasce questa tendenza, e perché?

L’avvento del XXI secolo, contrariamente a ciò che tendiamo a credere, ha portato un enorme crollo del tasso di coinvolgimento nella vita, nelle situazioni lavorative e nei contesti di produttività in generale.

La gamification nasce come movimento teorico e di design nel 2010, proprio in risposta a questa tendenza, con un unico, grande obiettivo: portare l’individuo al centro di nuove esperienze disegnate intorno a lui, partendo dal presupposto che i suoi desideri, le sue emozioni e le sue motivazioni hanno bisogno di essere alimentate.

Questa tendenza ha cominciato a diffondersi pian piano, diventando poi sempre più presente, tanto da essere definita una vera e propria “rivoluzione culturale” destinata a entrare progressivamente nelle nostre vite e restarci.

I meccanismi della gamification

Il meccanismo della gamification consiste nell’esportare dal mondo dei videogiochi le regole e le dinamiche di interattività e di divertimento, e applicarle in vari contesti per spingere le persone a raggiungere determinati obiettivi in maniera coinvolgente e stimolante.

Le dinamiche dei videogiochi, infatti, aumentano la motivazione offrendo degli stimoli tramite dei premi, delle sfide, delle competizioni.

Il gioco stimola lo stato di “flow”, l’immersione totale in un’esperienza, proprio grazie al fascino emotivo della sfida che, in un progetto di gamification ben costruito, porta l’utente ad essere talmente coinvolto da pensare di essere lui stesso a dominare il gioco.

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione.

Platone

Fabio Viola, tra i migliori 10 game designer al mondo, svela che il segreto è coinvolgere le persone. “Se io voglio imprimere dei comportamenti, o modificare dei comportamenti esistenti, devo prima emozionare le persone e, quando sono emozionate, sarà molto più facile riuscire a guidarle verso determinate cose”.

Gli strumenti per coinvolgere

Il potere del gioco risiede in due elementi in particolare: l’interattività e il divertimento. Affinché questi due elementi siano sempre presenti in un’esperienza di gamification, ci si avvale di due aspetti in particolare: le dinamiche, ovvero i bisogni e i desideri radicati nell’utente che il gioco vuole andare a soddisfare, e le meccaniche, tutti quegli elementi che costituiscono l’infrastruttura del gioco.

Gabe Zichermann, esperto dell’argomento, afferma che “La gamification è per il 75% psicologia e per il 25% tecnologia”. Serve, infatti, una conoscenza approfondita della psicologia umana, di ciò che muove i bisogni e i desideri e, applicando le giuste tecnologie, si possono realizzare delle esperienze davvero coinvolgenti e performanti.

I fattori chiave per un progetto di gamification ben riuscito sono diversi.

Innanzitutto, il meccanismo psicologico della ricompensa, da sempre oggetto di studi e ricerche. Chi non è stimolato nel sapere che, una volta compiuta un’azione, c’è un premio ad aspettarlo?

La gamification sfrutta il sistema delle ricompense, sotto forma di premi virtuali o reali, per stimolare la motivazione dell’utente a compiere delle azioni.

Questo meccanismo della ricompensa, poi, genera la paura inconscia di perdere. Le persone sono piú preoccupate di perdere dei benefici che hanno già ottenuto piuttosto che di guadagnarne nei nuovi, e la gamification sfrutta anche questa propensione per mantenere alta la soglia dell’attenzione durante l’esperienza.

A tutto ciò va a legarsi un’altra leva motivazionale, una delle più potenti della gamification: la possibilità di condividere i propri risultati con altri giocatori e, contemporaneamente, monitorare le performance degli avversari. Il sistema di classifiche all’interno del gioco spinge a impegnarsi e fare sempre meglio, per raggiungere la vetta e dimostrare agli altri di essere i migliori.

Infine la gamification sfrutta la tecnologia per offrire un feedback immediato: il giocatore, in tempo reale, è a conoscenza dei suoi progressi e del percorso mancante per il raggiungimento dell’obiettivo finale. Ed è proprio il tempo reale a giocare un ruolo cruciale nell’ottenere il completo coinvolgimento.

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I vantaggi

Secondo una ricerca dell’Università del Colorado, l’uso del videogioco aumenta del 9% la memorizzazione dei dati, e dell’11% la comprensione degli argomenti.

Le pratiche del gioco affiancate all’apprendimento esistono da tempi immemori ma oggi, grazie all’evoluzione e alla fusione con le nuove tecnologie, stanno portando un valore inestimabile a chiunque decida di offrire delle esperienze di gamification.

La gamification nel marketing

Qualche anno fa, la catena di distribuzione americana Target ha rilasciato un’app che permetteva ai bambini di creare la loro wishlist dei regali e di spedirla direttamente a Babbo Natale.

L’app consisteva in una vera e propria esperienza di gioco in 3d in cui non solo i bambini, giocando, potevano completare le loro liste dei desideri, ma a cui anche le mamme avevano accesso, potendo leggere e condividere le liste dei propri figli con parenti e amici.

L’app ha generato circa 75.000 download, con più di 100.000 wishlist create e 9.200 nuovi account sul sito Target.com. In media, una lista era composta da 30 oggetti, ed aveva un valore di 1.500 Dollari.

Target ha voluto portare a un livello decisamente avanzato la tradizione delle liste dei desideri per Babbo Natale, con l’obiettivo di diventare il punto di riferimento per mamme e bambini per i regali di Natale.

La gamification è stata la strategia vincente.

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La gamification nella cultura

Il MANN, Museo Archeologico di Napoli, ha sviluppato e prodotto “Father and Son”, un gioco narrativo del tutto gratuito e senza pubblicità, per stimolare le visite al museo.

Si gioca nei panni di un figlio sulle tracce del padre archeologo mai conosciuto e, più si esplora il museo, più si acquisiscono informazioni sul padre.

Il gioco accompagna gli utenti in un viaggio tra epoche storiche differenti, trasformandoli in scultori in epoca Egizia, e in abitanti di Pompei il giorno dell’eruzione del Vesuvio.

E, per accedere ad alcune collezioni, quelle nei livelli più avanzati del gioco, bisogna entrare realmente al museo.

Proporre delle esperienze di gamification all’interno di luoghi di cultura come i musei, oltre a coinvolgere di più le persone in visita, riesce ad attrarre un pubblico nuovo e a veicolare la cultura attraverso delle esperienze gratificanti.

Allo stesso modo, nel marketing diventa una strategia vincente non solo per fidelizzare e coinvolgere i clienti, ma anche per attrarne di nuovi.

Che sia nel marketing, nei musei, in progetti legati alla salute, allo sport o alla politica, il punto in comune è sempre lo stesso: portare l’utente al centro di un’esperienza, coinvolgerlo nella maniera più completa e profonda e stimolare i suoi desideri e i suoi bisogni. Tutto attraverso il gioco. Perché si sa, “La vita è più divertente se si gioca”.